MIME-Version: 1.0 Content-Type: multipart/related; boundary="----=_NextPart_01C83E38.96F13520" Questo documento è una pagina Web in file unico, nota anche come archivio Web. La visualizzazione di questo messaggio indica che il browser o l'editor in uso non supporta gli archivi Web. Scaricare un browser che supporti gli archivi Web, come Microsoft Internet Explorer. ------=_NextPart_01C83E38.96F13520 Content-Location: file:///C:/54E9C637/Natale_sportivi-2007.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii"
NATALE DG=
LI
SPORTIVI
Milano -
Palasharp, 10 dicembre 2007
&nb=
sp;
Il coragg=
io dei
“capitani”
&nb=
sp;
Carissimi sportivi,
&nb=
sp; =
attraverso
le belle parole di Gigi, il bravo conduttore di questa serata, mi ringrazia=
te
per l’affetto e l’attenzione che vi rivolgo.
Ma capovolgiamo subito le cose: sono io a ringraziarvi. <= o:p>
Vi ringrazio per l’affetto che mi avete dimostr=
ato
tante volte e anche poco fa, con tanto calore e simpatia. E vi ringrazio per
l’attenzione che ciascuno di voi mette verso ogni altra persona, semp=
re e
soprattutto nella pratica dello sport di cui siete interpreti così
validi, così diversi e così numerosi!
Grazie anche per aver ri=
sposto
in tanti – tantissimi! – al mio invito per questa serata, che o=
ra
entra nel vivo.
Prima però vi ant=
icipo
quanto dirò alla fine. Voglio dirvi con tutto il cuore: Buon Natale!=
Che
vuol dire una cosa semplicissima eppure straordinaria e sorprendente: l’amore di Dio è in mezzo=
a
noi! Anche qui, anche questa sera!
È questo il segre=
to
della nostra vera gioia, l’an=
ima di
questa nostra festa.
Non
c’è grandezza senza umiltà
Abbiamo appena ascoltato=
una
pagina della prima lettera di San Pietro (1
Pietro 5, 1-5), della quale mi colpisce in modo particolare il finale:
“…tutti siate sempre umili, pronti a servire gli altri… D=
io
si mette contro i superbi ma è generoso con gli umili”.
Mi ha sempre affascinato=
la
grande capacità che ha lo sport di tenere
insieme l’umiltà e la grandezza della persona.
Ogni sportivo sa bene ch=
e gli
allenamenti e le gare sviluppano al meglio le capacità di un atleta,
migliorano continuamente tante dimensioni della sua personalità e
destano la naturale e buona ambizione di traguardi sempre più alti e=
di
risultati giustamente riconosciuti e premiati. Chi fa sport è dunque
aiutato a ben coltivare la propria =
dignità
di persona: proprio questa dignità è la nostra grandezza!=
Ma tutti sappiamo bene c=
he
nessuno avrà mai il minimo risultato sportivo senza fatica, senza
impegno costante, senza apprendimento paziente, senza riconoscimento degli
errori fatti, senza ripartire nuovamente da dove si è già
arrivati e insieme agli altri…
Insomma, nello sport non c’è grandezza senza umiltà.=
Ma
questo vale per tutti, non solamente per gli sportivi! E per gli sportivi s=
ia
eccezionali che comuni!
Carissimi, lasciamoci
persuadere dalla parola di Dio: tutti quanti abbiamo bisogno di maggiore
umiltà, ne abbiamo bisogno per essere davvero vincenti, cioè =
più veri, più uomini,
più felici!
Una grand=
ezza di
“squadra”
All’inizio di ques=
ta
bellissima serata mi avete salutato come il “capofamiglia” della
Diocesi e Gigi ha usato anche il termine di “vostro capitano”. =
Mi
verrebbe da dire: esagerati! Ma poi rifletto e concludo: è vero!
È vero in un certo senso.
Condivido con voi questa
responsabilità sulla traccia della lettura biblica ascoltata, dove
Pietro si rivolge a “quelli che in mezzo a voi sono i responsabili de=
lla
comunità”, sottolineando che anche lui è “uno di
loro, testimone della sofferenza di Cristo e partecipe della gloria che Dio
mostrerà presto a tutti gli uomini” (1 Pietro 5, 1).
La grandezza dei “capitani” sta nella gra=
ndezza
della loro “squadra”. De=
dico
allora le parole di Pietro a tutti i “capitani” qui presenti,
cioè a tutti coloro che, come me, hanno responsabilità nella =
loro
“squadra”, hanno un ruolo nello sport come nella vita quotidian=
a,
sono dentro il gruppo ma a servizio dei compagni, sempre partecipi degli st=
essi
destini: “abbiate cura di quelli che vi hanno affidato; sorvegliateli=
non
solo per mestiere, ma volentieri, come Dio vuole. Non agite per il desideri=
o di
guadagno, ma con entusiasmo. Non comportatevi come se foste i padroni delle
persone a voi affidate, ma siate un esempio per tutti” (1 Pietro 5, 2-3).
Abbiamo tutti da imparare
molto da questo insegnamento. Se lo metteremo in pratica, sono sicuro che le nostre “squadre” sa=
ranno
più armoniche, dinamiche e p=
iù
vincenti in umanità. Potremo contribuire a far crescere la qualità non solo della squadra sportiva=
, ma
anche di quella “squadra̶=
1; che
è la società stessa in
cui viviamo, a partire dal suo nucleo essenziale che è la famigl=
ia e
dalle sue espressioni più legate agli ambienti della scuola,
dell’Oratorio, dell’amicizia e del tempo libero.
Il coragg=
io di un
esempio nuovo
Lo sport, come tutti sap=
piamo,
vive oggi momenti difficili, in particolare in alcuni suoi settori, sopratt=
utto
di vertice: ci sono fenomeni, spesso estranei e contrari allo spirito della
stragrande maggioranza degli sportivi, che inquinano e deturpano gli stadi =
e le
stesse strade con la violenza, con lo scontro immotivato, con la trasgressi=
one
delle regole elementari del vivere civile, con una vera e propria delinquen=
za
che offende tutti e tutti inquieta.
Tutto ciò è
molto preoccupante, ma non deve affatto paralizzarci. Anzi! Sono convinto,
carissimi “capitani”, che questi fenomeni si possono e si devono
presto superare e così torna=
re con
gioia e serenità negli stadi.
Siamo per uno sport sano, pulito, etico, umano e
umanizzante, dove l’uomo è al centro e non alla periferia perch&eacu=
te;
dominato e reso schiavo da altri
interessi; dove l’uomo è onorato in tutti i suoi valori e non
considerato solo nella sua prestazione atletica. È importante,
necessario e urgente affrontare la sfida educativa: la si può
senz’altro vincere insieme, impiegando tutto ciò che fa non so=
lo
di voi, ma di ogni persona che ama lo sport, dei “capitani
coraggiosi”.
Il coraggio che vi chiedo è quello di essere
“alternativi”, capaci di=
fare
la “differenza”!
Sono “coraggiosi=
8221;
i responsabili e i protagonisti a tutti i livelli, anche nelle squadre di
periferia e sui campi degli Oratori, che sanno e vogliono ingranare con decisione la marcia dell’etica, che insegna=
no e
testimoniano ai bambini e agli adolescenti il rispetto delle regole, la lealtà,
la stima per il bene di tutti e=
il senso della responsabilità pers=
onale
e sociale.
In questo senso dobbiamo=
tutti
essere “capitani coraggiosi”, chiamati e impegnati ad essere
più educati, più maturi e più convincenti: veri esempi=
di
libertà e di responsabilità.
Siamo sempre “capitani”, cioè buoni esempi di vita=
in
ogni situazione della nostra esperienza, sia quando ci troviamo ad interpre=
tare
un ruolo sociale sia quando siamo in famiglia o con gli amici. O, più
profondamente ancora, quando siamo soli con la nostra coscienza. Beata ques=
ta
“solitudine”, che ci fa sperimentare la “compagnia”
più preziosa: quella con il proprio “io”, nelle cui
profondità risuona la voce stessa di Dio.
La
“ola” della festa vera
Lo sport diventa allora =
scuola e palestra di vita. Nelle
società sportive autentiche non si coltiva solo lo sport e neanche si
porta avanti esclusivamente un generico programma di “buona
educazione” del tempo libero. Nei gruppi sportivi piuttosto crescono =
e si
educano giovani uomini e donne capaci e impegnati a contribuire in modo
significativo alla vita dell’intera società.
La “squadra”=
si
dilata, allarga il suo orizzonte, diviene una comunità sempre pi&ugr=
ave;
grande, si fa moltitudine.
Mi fa pensare a ci&ograv=
e; che
avviene allo stadio quando si esprime la gioia di una vittoria con il gesto
popolare della “ola”, dove ciascuno si muove nel momento giusto=
e
ne viene una festa per tutti.
Vogliamo realizzare una
“ola” per lo sport sano, pulito, etico, umano e umanizzante?
Tutti dobbiamo e possiam=
o far sentire forte la nostra voce, alza=
re la
mira del nostro cuore, mettere in gioco la nostra persona, muoverci a tempo per fare pi&ugrav=
e;
bello lo sport e il mondo in cui viviamo.
Questa sera con voi sent=
o che
non manca ora nel mondo dello sport lo slancio che molti ottimi
“capitani” sanno portare, spesso nascosti ma efficaci, nei loro
ambiti quotidiani. Non mancano buoni esempi da seguire per portare nuova
energia alle fatiche educative nello sport e per raggiungere il traguardo d=
elle
novità di cui c’è bisogno.
Dentro questa “ola” ideale non c’è però soltanto la nostra =
voce.
C’è anche e soprattutto l’energia
nuova dello Spirito di Dio, che muove misteriosamente il cuore e la men=
te
di ogni persona di buona volontà unendoli nella “ola” gioiosa del cuore stesso di Dio che ci sorrid=
e e
ci guida verso una festa grandiosa, l’autentica festa della vita.
L’a=
ugurio
agli “uomini del cuore”
Abbiamo iniziato con
l’augurio di “Buon Natale”. È bello concludere con=
lo
stesso augurio, che non è mai banale perché contiene
Dico anche a voi, cariss=
imi
sportivi, le parole che ho detto alla città di Milano pochi giorni f=
a,
nella Festa di S. Ambrogio, citando le espressioni con cui il nostro Santo =
Patrono
indica a ciascuno di essere “uomo del cuore”: “uomo
interiore”, che sa abitare dentro di sé; “uomo
libero”, non schiavo, non attaccato a niente e a nessuno, ma signore e
padrone di sé; “uomo sapiente”, responsabile verso gli a=
ltri
attraverso il dono di sé.
L’“uomo del cuore” costruisce la comunità
cristiana e la società civile, anche attraverso lo sport.
+ Dionigi card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano